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Cima del Pelvo

   

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Tra Pelvo e Clapiera

22/07/2008. Quota m 3266. Testo e foto di Maurizio Tron.
La salita alla Punta Serpentiera e alla Cima del Pelvo è ottimamente descritta sul sito www.gulliver.it

con due sole osservazioni: 1. il sentiero che sale la valle del rio Serpentiera passa quasi subito in destra idrografica; 2. l’itinerario migliore per affrontare la salita alla Punta Serpentiera pare essere una via di mezzo fra quelli descritti da Enzo65 e da Pedrito, nel senso che per la salita è opportuno seguire le indicazioni del primo, per la discesa quelle del secondo. In una delle foto a corredo della presente relazione sono indicate le vie consigliate, per lo meno a grandi linee.

Raggiunta la vetta della Cima del Pelvo, la Guida ai Monti d’Italia del Ferreri, edizioni CAI - Touring Club indica un percorso di cresta da seguire fino alla Punta della Clapiera Meridionale. Non metto in dubbio i suggerimenti della guida, se non fosse che tra questa, la cartina dell’IGM, quella dell’IGC e la CTR (carta tecnica regionale) sembra in corso una partita al gioco dei quattro cantoni che non può che infastidire e preoccupare il povero escursionista. Sembra infatti che, a seconda del vento che spira nella valle o dell’umidità, le vette si divertano a spostarsi da un punto all’altro della catena, e nemmeno di poco. Se il termine toponomastica ha un significato, sarebbe bene che gli enti preposti alla stesura di cartine e guide si mettessero una buona volta d’accordo, in modo da fissare una volta per tutte nomi, posizioni e quote delle vette che compongono la cresta: fine della polemica.

Dalla Cima del Pelvo conviene scendere una decina di metri nel vallone della Clapiera, rimanendovi fin sotto a un dentino roccioso (indicato con la quota di 3.226 m dalla CTR, a parer mio). Si attraversa scendendo una zona di terriccio e detrito fine, per poi salire sulla Punta della Clapiera Meridionale (3.236 m, Guida dei Monti d’Italia - Alpi Cozie Centrali), avendo l’accortezza di rimontare il versante occidentale o al più la cresta W, dato che quello che si para dinanzi appare poco sicuro. Si ridiscende dalla stessa e, in parte per cresta in parte sul versante Thures, si giunge alla Punta Settentrionale (3.248 m). La discesa avviene lungo il versante occidentale delle due Punte, avendo l’accortezza di procedere verso la cresta che scende dalla Cima del Pelvo, onde evitare alcuni salti rocciosi e i ciaplè di maggior pendenza. Si arriva così ad alcuni pianetti erbosi, quotati fra i 2.400 e i 2.500 m, da cui si scende per prati ripidi e malagevoli. Si tenga presente che non esiste sentiero - o almeno non sono stato in grado di trovarlo -, e i pochi tratti che spuntano qua e là spariscono quasi subito; gli oltre 1.000 m di dislivello rappresentano dunque una fatica non da poco, della quale è bene tener conto.

Raggiunto il fondovalle si pone il problema dell’attraversamento del torrente; all’incirca all’altezza delle grange di Thuras Superiori si trovano i resti di un ponte - vedi foto - che consentono comunque il transito. Di qui all’auto il percorso è lo stesso dell’andata.

L’itinerario è fortemente sconsigliato, per lo meno dalla Cima del Pelvo in poi, in caso di neve abbondante, ghiaccio o scarsa visibilità.

Splendido percorso di cresta, seppur con le indicazioni a dire poco bizzarre di cartine e guide che inducono a pensieri poco simpatici nei confronti degli estensori delle stesse. La mia intenzione era quella di proseguire fino al Colle quotato 3.153 m e alla Punta Ciatagnera, ma visto che ero solo e non mi fidavo a tornare tardi la sera - un minimo di cautela ci vuole, quando si cammina da soli - ho preferito rinunciare. Non posso pronunciarmi sulla fattibilità del percorso di cresta dalla Punta della Clapiera Settentrionale a detto colle, anche se visto dal basso l’itinerario sembra fattibile: esso sovrasta una zona di rocce a precipizio sul sottostante vallone, quindi è bene usare prudenza.